Aurora è in una fase in cui cerca qualsiasi scusa per non dover andare a dormire. In realtà è sempre stata così dalla nascita, ma ora usa metodi più tipici e conosciuti dove chiede un bicchiere d'acqua, dice che il suo ventilatore fa troppo rumore, oppure non riesce a pensare abbastanza in fretta a una scusa dopo avermi chiamato e avermi fatto aprire la porta, così dice: «Eeeeeehhmmmm... Ti voglio bene!» (con un sorriso così grande che è impossibile sgridarla).
Questa sera è andata ancora così.
Siamo finalmente riusciti a mandarla in camera sua, però è andata solo a condizione che potesse fare «la carriola» fino a lì. Ho accettato il compromesso per risolvere la questione in maniera pacifica. Una volta nella sua stanza, però, non voleva dire la solita preghiera famigliare serale. Diceva di essere troppo stanca.
Così, usando due trucchi da genitori allo stesso momento, abbiamo provato ad usare la psicologia inversa-- «va bene, andiamo a dire la preghiera solo noi due e tu puoi stare qui e addormentarti subito»-- e l'aggressione passiva--«siccome sei troppo stanca per dire una preghiera, vuol dire che dovrai andare a letto più presto domani, quindi niente cartoni animati.»
Si è convinta con la seconda tattica molto più velocemente che con la prima. Così ci siamo inginocchiati vicino al suo letto e improvvisamente i geni dei Peltier di Aurora si sono fatti sentire perchè ha deciso che anche se si trovava in una posizione da perdente, voleva comunque spingere i limiti per provare a rinegoziare la situazione. Ovviamente quei geni diventano un pò più arrugginiti ogni volta che si dividono e vengono copiati per formare una nuova persona umana, no? Così ho pensato di accettare qualsiasi cosa volesse purchè non ci fosse costato ancora più tempo e battaglie per dire la preghiera e farla andare a dormire.
Per prima cosa si è lamentata che non voleva inginocchiarsi per terra, così le ho detto: «Va bene, puoi inginocchiarti sul materasso. Non c'è problema.»
Le è piaciuta l'idea di non doversi inginocchiare a terra, così non si è più lamentata. Poi ci siamo presi per mano e Aurora ha detto: «Aspetta! Abbiamo dimenticato la mia giraffa!!»
Io (da genitore sempre brillante) ho resistito all'istinto di dirle che le giraffe non pregano con le loro famiglie e ho detto (anticipando la sua prossima mossa): «Okay, ma solo la giraffa e Zebui.»
Sembrava un pò confusa perchè di solito mi oppongo quando la giraffa deve far parte della nostra preghiera, ma questa volta non solo ho invitato la giraffa ma anche Zebui! Scacco matto! Ho pensato. Adesso avremmo potuto continuare con la preghiera.
Si è assicurata che Zebui e la giraffa fossero inginocchiati e fossero divisi equamente in modo che ogni zampa avesse una mano da tenere, e ho detto (come dico ogni volta che preghiamo): «Chi dice la preghiera?»
Questo è il mio metodo per distribuire equamente le opportunità di pregare: Aurora sceglie chi dice la preghiera perchè tre volte su quattro si offre lei e il resto delle volte sceglie o me o Ilaria. Questo garantisce una distribuzione equa di santità nella nostra casa.
Ovviamente, come avrete già immaginato, Aurora ha deciso che se Zebui e la giraffa potevano partecipare alla preghiera per una volta, sarebbe stato uno di loro a pregare!
Io, da parte mia, ero curioso di vedere come sarebbe andata a finire. Questa volta, però, ho deciso di accorciare i limiti e ho detto: «Amore, le giraffe non parlano.» E Ilaria mi è venuta dietro aggiungendo: «Abbiamo bisogno di qualcuno che può parlare--una PERSONA--per dire la preghiera.»
Questa volta i geni caparbi dei Nardotto si sono fatti vivi in Aurora, e ho visto che avrebbe risolto la cosa in maniera bellicosa. <-- Mi sto mettendo nei pasticci per aver detto questo, e non solo con Ilaria ;). «Va bene,» ho detto, «chiudi gli occhi così la giraffa può dire la preghiera.» Per circa un decimo di secondo Aurora mi ha guardato con sorpresa, come se non fosse pronta ad averla vinta e come se non avesse pensato prima di quel momento a come preghino le giraffe. Io mi sono immaginato che ci sarebbe stato solo silenzio. Poi Ilaria (che a volte è più avanti in fatto di trucchi di genitori), ha detto qualcosa di brillante («brillante» è forse una parola troppo esagerata, ma avevo bisogno di dire qualcosa di bello per riparare a quello che ho detto prima sui geni dei Nardotto). «Puoi aiutare tu la giraffa a dire la preghiera,» ha detto. Ahhh, sì! Problema risolto. Una luce si è accesa negli occhi di Aurora, così sapevo che eravamo a posto con Aurora che avrebbe «tradotto» la preghiera. Ha cominciato (guardando la giraffa): «Caro Padre Celeste...» poi ha fatto una pausa... e come se una ventriloquista grande come un topolino fosse entrata di nascosto nella stanza, una vocina acuta e tremolante ha ripetuto: «Caro Padre Celeste...» e poi ha continuato con Aurora che diceva le parole di ogni frase per prima molto chiaramente così da far capire le parole alla sua amica giraffa con la voce da topolino che poi ripeteva tutto dopo di lei. Non ce l'ho più fatta e sono scoppiato in una di quelle risate che scappano solo durante una cerimonia religiosa silenziosa. E non riuscivo a smettere... e Aurora ha continuato imperterrita. Leggermente distratta dalla mia irriverenza ha cominciato a dire sottovoce all'orecchio della giraffa le parole che doveva ripetere. Questo mi ha solo provocato una risata ancora più forte mentre cercavo veramente di trattenermi. Ma poi ho perso definitivamente il controllo quando ho sentito quella vocina da topolino/giraffa che diceva:
«Grazie, Signore, che ho vomitato su Zebui ed l'ho fatto diventare nero...»
Una volta ritrovato il mio autocontrollo e Aurora/giraffa hanno finito la preghiera, la parte più bella è stata quando Aurora mi ha guardato con una domanda sincera nei suoi occhi e mi ha chiesto: «Perchè ridi?»
E aveva ragione, sapete, perchè ho sentito rumori e cose ben peggiori in altri contesti religiosi, e io non ho riso in quelle occasioni (anche se a volte avrei dovuto), ed ecco qui mia figlia felice di avere tutta la sua famiglia (sia quella vera che quella immaginaria) che ringraziava Dio per le esperienze della sua giornata.
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